Nord Italia, metà anni Settanta. L’ambiente borghese di una città d’impronta conservatrice è il contesto in cui il diciottenne Augusto M. coltiva i suoi sogni, nutriti da suggestioni letterarie e pulsioni erotiche. Indifferente ai movimenti politici e sociali del periodo vorrebbe fare il poeta, girare il mondo, provare esperienze originali, ma la sua attitudine individualista e dissacrante lo porta di continuo a cambiare direzione. La sua fame di vita gli fa compiere imprese ingenue e paradossali, che lui stesso ci narra a ritroso senza lesinare ironia.
Nel romanzo lo seguiamo mentre corre letteralmente verso il futuro, in perenne fuga da tutto: dalla scuola, dai suoi primi lavori, dalle meditazioni in un convento, dal capanno tra
i monti in cui si è sentito per qualche mese un pioniere del Nuovo Mondo, da un viaggio “alternativo” in Oriente. Le donne che incontra – l’iperconformista Nadia, l’intellettuale Andro, la contadina Mariussa, l’amica ritrovata Eleonora – corrispondono ad altrettante possibili scelte di vita. Tuttavia anche gli amori prendono origine da estemporanei vagheggiamenti e finiscono presto, travolti dalla sua inesauribile irrequietezza.
Un romanzo lieve ma non leggero, tracciato con penna brillante, in cui molti potranno forse ritrovare un po’ di sé stessi e delle infinite strade che all’età del protagonista avevano davanti.






