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articoli e recensioni
IPAZIA
IPAZIA
Collana: Visioni
ISBN: 978-88-96052-13-6
Pagine: 336
Data di pubblicazione: aprile 2013
 
Donne in astronomia: la prima fu una martire (pagana)
La Stampa.it, 14 Dicembre 2009
Uno dei temi fondamentali proposti dall’Anno Internazionale dell’Astronomia è quello della presenza femminile nel millenario sforzo umano per conoscere l’universo. La sede Unesco di Torino ha lanciato in proposito uno specifico progetto rivolto alle scuole. A questo proposito può essere utile fornire agli studenti qualche informazione di base sul ruolo svolto dalle donne astronomo. Incominciamo dall’antichità.

Qualcuno ha detto che quello degli astronomi è il “secondo mestiere più antico del mondo”. Battute a parte, in effetti le origini dell’astronomia sono molto remote e in ogni parte del mondo coincidono con le prime forme di cultura di tutte le civiltà. Ovviamente all’inizio astrologia, astronomia e religione si confondevano. Sole, Luna e pianeti erano divinità, e le figure degli astronomi e dei sacerdoti spesso coincidevano. Con poche eccezioni, l’esercizio di questi studi e culti era soprattutto un impegno maschile. E così è stato anche dopo, in epoca propriamente scientifica, fino quasi ai nostri giorni. Giustamente, quindi, l’Anno Internazionale dell’Astronomia proclamato dall’Onu per il 2009 ha posto tra i suoi obiettivi principali la valorizzazione del ruolo delle donne nella scienza del cielo.

Nonostante tutto, in astronomia le donne fanno la loro comparsa, sia pure marginale e minoritaria, abbastanza presto. Per limitarci all’ambito euro-asiatico, abbiamo testimonianza dell’astronoma-sacerdotessa En-Edu-Anna a Babilonia nel 2400 avanti Cristo sotto l’imperatore Sargon, di Aganike, figlia del faraone Sesostri, in Egitto intorno al 1900 a.C. e di Aglaonike, attiva in Grecia nel 500 a.C. al tempo della Scuola filosofica ionica. A lei è attribuita la spiegazione del meccanismo delle eclissi di Luna.

La prima figura un po’ nota è però Ipazia, vissuta ad Alessandria d’Egitto nel quarto secolo dopo Cristo. Bella e gentile, fu soprattutto matematica, grande conoscitrice del cielo e anche appassionata divulgatrice del suo sapere. Per questo, oltre che per la sua fede pagana, fu mandata a morte dai cristiani. Nell’affresco della “Scuola di Atene” (1509-1511, Palazzi Vaticani) Raffaello Sanzio ce ne tramanda l’immagine: è l’unico personaggio che guardi verso lo spettatore, quasi un atto di sfida. Con una scelta singolare, il Planetario di Torino Infini.To ha scelto lei – non Aristarco, Ipparco o Tolomeo – come rappresentante dell’astronomia antica: è Ipazia ad accogliere i visitatori e a raccontare la cosmologia delle sfere di cristallo in armoniosa rotazione intorno alla Terra immobile.

Non conosciamo le date precise della nascita e della morte di Ipazia. La sua vita si colloca tra il 360 e il 402 dopo Cristo ma fu probabilmente ancora più breve di questo arco di tempo. Di lei ci restano poche notizie riportati per via indiretta, tra le quali compaiono alcune frasi da lei indirizzate ai fratelli e al suo allievo Sinesio. A istruirla nella matematica fu inizialmente il padre ma poi Ipazia seguì anche altri maestri. Si devono a Ipazia e a suo padre le edizioni delle opere di Euclide, Archimede e Diofanto che presero la via dell’Oriente durante i secoli, e tornarono in Occidente in traduzione araba, dopo un millennio di rimozione.

A Ipazia è anche attribuita l’invenzione dell’idroscopio, uno strumento che serviva per misurare il diverso peso specifico dei liquidi. In filosofia fu una seguace del pensiero di Platone, ma piuttosto eclettica. L’insegnamento e la diffusione delle conoscenze matematiche, astronomiche e filosofiche fu uno dei suoi principali impegni: a buon diritto possiamo quindi considerarla come una pioniera della moderna divulgazione scientifica.

Il vescovo Cirillo fu il mandante dei fanatici cristiani suoi assassini. L’uccisione di Ipazia fu, secondo alcune fonti, incredibilmente cruenta e selvaggia: “una massa enorme di uomini brutali, veramente malvagi [...] uccise la filosofa [...] e mentre ancora respirava appena, le cavarono gli occhi». Come si vede, fanatismo e fondamentalismo religioso non hanno tempo.

A Ipazia hanno dedicato un romanzo arrivato in questi giorni in libreria Adriano Petta e Antonio Colavito: “Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo” (La Lepre Edizioni), con prefazione di Margherita Hack. Altre informazioni si possono trovare in questi libri:

Cirillo di Alessandria e Sinesio di Cirene, Epistolario, Milano 1969. Sinesio di Cirene, Il Regno, Milano 1970.
Gemma Beretta, Ipazia d’Alessandria, Editori Riuniti
Augusto Franchetti (a cura di), Roma al femminile, ed. Laterza
Q. Bigoni “Ipazia alessandrina” in Atti Istituto Veneto K.
Prachter “Filosofia dei greci”
“Il Teurgo” settembre-ottobre 1985
G. Quiriconi, Notizia storico-critica su Ipazia e Sinesio, Milano 1978.
A. Agabiti, Ipazia, Ragusa 1979. G. Bigoni, Ipazia alessandrina. Studio storico, Venezia 1887. www.womensciencenet.org
PIERO BIANUCCI
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