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articoli e recensioni
IPAZIA
IPAZIA
Collana: Visioni
ISBN: 978-88-96052-13-6
Pagine: 336
Data di pubblicazione: aprile 2013
 
Tutti pazzi per Ipazia, la martire pagana che cerca riscatto in Italia
ARTICOLO Il Foglio quotidiano, 13 Novembre 2009

Siccome il momento impone severità e non frivolezza, dai giorni spensierati in cui eravamo "tutti pazzi per Mary" ci si avvia, saggiamente, a diventare tutti pazzi per Ipazia. E se supereremo, a leggere i primi allarmati commenti sui giornali, tanto la bieca censura vaticana quanto la tetra convenienza berlusconiana /tra i produttori c'è Telecinco), sarà tutto un accorrere in sala e in libreria. Perchè non solo ha debuttato in Spagna e sta per debuttare in giro per il mondo, Italia esclusa, il film Agorà, che l'intelligente vita e l'orrenda morte di Ipazia racconta, ma è arrivato nelle librerie (italiane, stavolta), un libro, intitolao appuntoIpazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo (La Lepre Edizioni, scritto da Adriano Petta e Antonino Colavito, con la prefazione di Margherita Hack, che di quella straordinaria filosofa e astronoma vissuta e massacrata ad Alessandria mette in scena vita e pensieri, tutto preceduto da apposita domanda "Quanto diverso sarebbe il nostro mondo, se non fossero stati messi a tacere tanti spiriti liber, come Ipazia?". Una grande donna, libera e intelligente, Ipazia - pagana e platonica, ultima depositaria della cultura greca dopo la distruzione della biblioteca di Alessandria, si trovò all'incrocio storico del declino delle vecchie religioni e dell'ascesa al potere di quella cattolica. Intentò modelli di astrolabio e planisfero, per più di un millennio è rimasta l'unica donna matematica.
Ma era eretica, agli oggi del nuovo potere che si andava affermando, e nel marzo de 415, ha raccontato Rita Levi Montalcini, "venne uccisa da monatici fanatici, su ordine del vescovo Cirillo di Alessandria. Le tolsero gli occhi quando era ancora viva e il suo corpo fu fatto a pezzi e bruciato".
E qui nasce la questione: fa omnra, il ritorno di Ipazia, manco fosse una sorta di Codice da Vinci, alla chiesa cattolica? Siccome il film (un kolossal, regia di Alejandro Amenàbar, secondo il Sole 24 Ore una pellicola a tratti fracassona e grossolana, ma molto più spesso, invece, femminista, laica, potente") tarda ad arrivare nelle sale nostrane, già il dibattito ferce e le prese di  posizione si sommana.
Se ne è occupata la Stampa, ieri ha lanciato l'allarme l'Unità (ben due pagine: "Ipazia, la martire della scienza che voi non vedrete mai"), è partita l'apposita raccolta di firme su Facebool, è arrivta ala presa di posizione di Pierluigi Odifreddi, ne discutono con gran fervore sia sul sito degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, sia -ancora più opportunamente, par di capire- sul sito della Federazione Pagana, che con larghezza di vedute definisce Ipazia "la Montaclini di allora". E c'è chi colleca il bellicoso vescoco Cirillo (poi santo: a proposito di larghezze di vedute) a papa Benedetto, "tra i preferiti di Ratzinger". Un trionfo di sospetti su "gonnelloni e corvacci", chi è certo che "sarà meglio del Coride da Vinci" e chi propone di proclamare "festa nazionale il giorno del martirio di Ipazia". Il regista spiega che il film "non è certo contro l'una o l'altra delle religioni, ma contro ogni fondamentalismo e ortodossia ", ma viene a conforto la certezza che Amenàbar sia "dichiaratamente ateo", e dunque l'attenzione per il debutto (che ci sarà: se il Vaticano volesse bloccare i film poco graditi saremmo allo spopolamento cinematografico) è destinata inevitabilmente a farsi evento mediatico. Magari poi ci scappa a sorpresa persino una buona reensione sull'osservatore. Intanto, chi freme in attesa dell sala può passare in libreria.
(sdm)
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