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articoli e recensioni
L'OCCHIO DI GALILEO
L'OCCHIO DI GALILEO
Collana: Visioni
Traduzione: DANIELE PETRUCCIOLI
ISBN: 978-88-96052-74-7
Pagine: 416
Data di pubblicazione: novembre 2012
 
La curiosità fa oscillare il pendolo de La Lepre tra Tritemio e Galileo
Alibionline.it, 27 Novembre 2012
Da una parte un romanzo su Keplero e Galileo (ossia sugli albori della scienza moderna), dall’altra una fascinazione persistente per certo pensiero mistico-esoterico: curiosa oscillazione delle Edizioni La Lepre che portano alle stampe fra altri Il Libro delle Meraviglie di Giovanni Tritemio: “testo chiave della tradizione ermetica” secondo le parole della stessa casa editrice, (cui dobbiamo in questi giorni anche un’interessante nuova versione dell’Odissea). Tritemio (1462-1516) era un benedettino (presto abate) sui generis, tanto apprezzato e ben visto in certi ambienti quanto sospetto all’interno del suo stesso ordine. Criptografo e “mago naturale”, nel suo Wunder-Buch sembra intrecciare varie conoscenze della tradizione ermetica, soprattutto sulla linea neoplatonica, fra alchimia e astrologia, conoscenze non estranee al complesso di convinzioni rosacrociane. Pare che all’ottusità della Chiesa di Roma risultasse sospetta e indigesta la sua Steganographia: una tecnica per inviare messaggi segreti (non indecifrabili come nella crittografia), in sostanza per comunicare per esempio fra due persone non impedendo agli altri di comprendere ma di venire a conoscenza del messaggio stesso. Con Tritemio la faccenda ovviamente ha un risvolto iniziatico e implica una deviazione esoterica malvista in certi ambienti – ma l’uomo godeva anche di protezioni importanti, fino a Massimiliano I. Ce lo raccontano i curatori del Libro delle Meraviglie Alessandro Boella e Antonella Galli, nella lunga introduzione. Nel testo vero e proprio, pubblicato solo quattro secoli dopo, il mago Tritemio suggerisce operazioni e tecniche che un lettore razionalista ma curioso può leggere come un repertorio divertente di dritte per accordare la propria vita alle tonalità giuste – native, per così dire. Intanto stupendosi di apprendere che il “mago” più che un saturnino è uno spirito marziale: un focoso collerico. Laddove “il secondo tipo a fornire i migliori magi è il sanguigno”. E che se ha ambizioni sulla materia deve conoscere l’astrologia, va da sé e altre serie, comprovate inclinazioni: “se scopri di non essere adatto, desisti…”, dice Tritemio. Occorre poi saperci fare con l’interpretazione di erbe e animali – che, come gli uomini, sono connessi a simboliche astrali. Dunque se ti piglia un accidente e vuoi tirartene fuori, metti insieme il segno, il pianeta, l’elemento e trova la terapia giusta - “se non sei stupido” ammonisce il Nostro. Ma se l’esoterismo pretende ragioni che né una mente razionalista, né il volgo possono comprendere, non ci si aspetterebbe che il miglior prosatore italiano (a detta di Leopardi e Calvino), ossia Galileo, impegnato a divulgare con la maggiore chiarezza possibile le sue scoperte e il suo metodo, non avesse invece nessuna intenzione di fare il Babbo Natale della situazione. Almeno a leggere L’occhio di Galileo, romanzo di Jaen-Pierre Luminet secondo il quale se Keplero voleva sapere qualcosa su quanto il grande pisano andava congetturando e scoprendo con il suo cannocchiale doveva industriarsi a risolvere enigmi. E rompicapi. Keplero da parte sua non si tirava indietro, vista “la sua grande immaginazione, lo sguardo rivolto all’interno, lo spirito visionario, la nudità tagliente come un rasoio”. Ora, si direbbe che dalle parti de La Lepre s’impegnino a tentare una complicata quadratura del cerchio fra il pensiero della “Tradizione” (che in Ermes recupera una delle sue scaturigini) e il principio di ogni pensiero che si voglia “moderno” e razionalista: la libertà della ricerca. Sempre di attitudini mercuriali si tratta, o no? http://www.alibionline.it/biblioteca/2761-la-curiosita-fa-oscillare-il-pendolo-de-la-lepre-tra-tritemio-e-galileo.html
Michele Lupo
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